Quasi 2,6 milioni di occupati stranieri in Italia nel 2025, pari al 10,7% dell’occupazione complessiva. È quanto emerge dal XVI Rapporto Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia, pubblicato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nel luglio 2026, che conferma il ruolo strutturale della forza lavoro straniera nell’economia nazionale. I dati evidenziano una crescita significativa dell’occupazione, ma mettono in luce anche criticità legate alla qualità del lavoro, alle disuguaglianze di genere e alle difficoltà di accesso a opportunità professionali stabili.
La componente straniera contribuisce in maniera rilevante all’espansione dell’occupazione in Italia. Nel 2025, il numero degli occupati extracomunitari è aumentato del 3,6%, mentre quello dei cittadini comunitari è cresciuto dell’1,2%. Per i lavoratori italiani, l’incremento è stato dello 0,5%. Questi risultati assumono particolare importanza in un contesto caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione, dal progressivo ricambio generazionale e dalle difficoltà di numerose imprese nel reperire personale. La partecipazione dei cittadini stranieri rappresenta quindi un fattore importante per sostenere le attività produttive, garantire la continuità dei servizi e rispondere ai fabbisogni del sistema economico.
La presenza dei lavoratori stranieri è particolarmente significativa in alcuni settori produttivi. Secondo il Rapporto, l’incidenza maggiore si registra negli altri servizi collettivi e personali, dove rappresentano il 29,8% degli occupati, seguiti dall’agricoltura con il 21,5%, dal comparto alberghiero e della ristorazione con il 19,2% e dalle costruzioni con il 17,9%. Si tratta di comparti fondamentali per l’economia italiana, nei quali la manodopera straniera svolge un ruolo essenziale nello svolgimento delle attività quotidiane e nel soddisfacimento della domanda di beni e servizi.
In agricoltura, i lavoratori stranieri contribuiscono alle attività di produzione e raccolta dei prodotti alimentari; nel turismo e nella ristorazione partecipano al funzionamento di alberghi, ristoranti e altre strutture ricettive; nell’edilizia sono coinvolti nei lavori di costruzione, manutenzione e riqualificazione. Questa concentrazione settoriale evidenzia la dipendenza di una parte del sistema produttivo dalla disponibilità di manodopera straniera e rende necessario promuovere maggiori opportunità di crescita professionale, valorizzando le competenze e le esperienze dei lavoratori.
Un ulteriore elemento significativo riguarda le previsioni di assunzione delle imprese. Per il 2025 sono stati programmati oltre 1,3 milioni di ingressi di lavoratori stranieri, pari a circa il 23% delle assunzioni complessivamente previste. Il dato conferma l’importanza di questa componente nelle strategie occupazionali delle aziende, ma mette anche in evidenza le difficoltà di reperimento del personale, segnalate in circa la metà dei casi considerati. Tale situazione riflette il disallineamento tra le competenze richieste dalle imprese e quelle disponibili sul mercato del lavoro. Per affrontare il problema, risultano fondamentali gli investimenti nella formazione professionale, nell’apprendimento della lingua italiana, nella riqualificazione e nei servizi di incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Nonostante la crescita occupazionale, permangono significative disuguaglianze nell’accesso al lavoro. Nel 2025, il tasso di occupazione si è attestato al 62,5% per gli italiani, al 66,4% per i cittadini comunitari e al 61,6% per quelli extracomunitari. All’interno di quest’ultimo gruppo emergono differenze particolarmente marcate tra uomini e donne: il tasso di occupazione maschile raggiunge il 76%, mentre quello femminile si ferma al 45,7%. Anche il tasso di disoccupazione evidenzia divari importanti, risultando pari al 9,6% per i cittadini extracomunitari e al 7,8% per quelli comunitari, rispetto al 5,8% degli italiani.
Questi dati dimostrano che l’aumento degli occupati non coincide necessariamente con una piena parità di opportunità. Le donne straniere possono incontrare maggiori ostacoli nell’accesso al mercato del lavoro a causa delle responsabilità familiari, della difficoltà di conciliare lavoro e cura dei figli, del mancato riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero e delle limitate possibilità di accedere a posizioni qualificate. Per ridurre tali divari sono necessari interventi mirati, tra cui il potenziamento dei servizi per l’infanzia, percorsi di formazione e orientamento professionale e strumenti per favorire il riconoscimento delle competenze acquisite nei Paesi di origine.
Accanto alla crescita numerica dell’occupazione, resta centrale il tema della qualità del lavoro. La concentrazione dei lavoratori stranieri in determinati comparti e mansioni può esporli maggiormente a precarietà contrattuale, retribuzioni contenute, scarse prospettive di carriera e condizioni lavorative difficili. Per questo motivo, l’incremento degli occupati deve essere accompagnato da politiche capaci di favorire la stabilità dei rapporti di lavoro, la sicurezza nei luoghi di lavoro, il rispetto dei contratti collettivi e il contrasto al lavoro irregolare e allo sfruttamento. La formazione continua e il riconoscimento delle qualifiche possono inoltre contribuire a ridurre la segmentazione del mercato del lavoro e a favorire un migliore impiego delle competenze disponibili.
Le analisi della UIL richiamano l’attenzione sulla necessità di considerare il lavoro straniero non soltanto in termini quantitativi, ma anche sotto il profilo delle condizioni occupazionali e dei diritti. Il contributo dei lavoratori stranieri è ormai strutturale per numerosi settori dell’economia italiana e assume un’importanza crescente in un Paese chiamato ad affrontare il calo demografico, l’invecchiamento della popolazione e il fabbisogno di personale in diversi comparti produttivi. In questo quadro, il ruolo delle istituzioni, delle organizzazioni sindacali e delle imprese è determinante per promuovere percorsi di inserimento regolari, tutelare i lavoratori e garantire condizioni contrattuali e retributive adeguate.
I dati del XVI Rapporto confermano, dunque, che i cittadini stranieri rappresentano una componente essenziale del mercato del lavoro italiano. I quasi 2,6 milioni di occupati registrati nel 2025 e gli oltre 1,3 milioni di ingressi programmati dalle imprese evidenziano la rilevanza di questa forza lavoro per la tenuta del sistema economico nazionale. Restano tuttavia aperte questioni importanti, legate ai divari di genere, alla disoccupazione, alla concentrazione settoriale e alla qualità dell’occupazione. La sfida per i prossimi anni sarà trasformare la crescita quantitativa in un miglioramento concreto delle condizioni lavorative, investendo in formazione, stabilità contrattuale, sicurezza e pari opportunità. Valorizzare il contributo dei lavoratori stranieri significa rafforzare il mercato del lavoro italiano e renderlo più capace di rispondere alle esigenze produttive, sociali e demografiche del Paese.