Immigrati e occupazione, quasi 2,6 milioni di stranieri lavorano in Italia

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Sono quasi 2,6 milioni i cittadini stranieri occupati in Italia nel 2025, pari al 10,7% del totale dei lavoratori. È uno dei dati principali contenuti nel XVI Rapporto “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia”, pubblicato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il 14 luglio 2026. Il documento evidenzia il ruolo sempre più rilevante della componente straniera nell’economia nazionale, ma mette in luce anche difficoltà legate alla disoccupazione, alle differenze di genere e all’accesso alle professioni qualificate.

Nel corso del 2025, l’occupazione è cresciuta più rapidamente tra i cittadini stranieri rispetto agli italiani. In particolare, il numero degli occupati provenienti da Paesi extra Ue è aumentato del 3,6%, mentre quello dei cittadini comunitari è cresciuto dell’1,2%. Per gli italiani l’incremento è stato dello 0,5%. I dati confermano quindi il contributo dei lavoratori stranieri alla crescita complessiva dell’occupazione in Italia.

Il rapporto mostra tuttavia differenze significative nei tassi di occupazione. Tra i cittadini italiani il tasso si attesta al 62,5%, mentre raggiunge il 66,4% tra i cittadini provenienti da altri Paesi dell’Unione europea e il 61,6% tra quelli extra Ue. Il quadro cambia sensibilmente quando si considera il genere: tra gli uomini extra Ue il tasso di occupazione è pari al 76%, mentre tra le donne scende al 45,7%. Una distanza che evidenzia quanto l’inserimento lavorativo femminile rappresenti ancora una delle principali sfide delle politiche di integrazione.

Anche il dato sulla disoccupazione segnala alcune criticità. Nel 2025 il tasso è pari al 9,6% per i cittadini extra Ue e al 7,8% per quelli comunitari, contro il 5,8% registrato tra gli italiani. Sebbene la disoccupazione sia diminuita per tutte le componenti considerate, la differenza indica che per una parte dei lavoratori stranieri rimangono ostacoli nell’accesso a un impiego stabile. Le difficoltà possono essere legate, tra gli altri fattori, alla conoscenza della lingua italiana, al riconoscimento delle qualifiche professionali e alla possibilità di valorizzare le competenze maturate nel Paese d’origine.

La presenza straniera risulta particolarmente significativa in alcuni comparti produttivi. Secondo il rapporto, i lavoratori stranieri rappresentano il 29,8% degli occupati negli altri servizi collettivi e personali, il 21,5% in agricoltura, il 19,2% negli alberghi e ristoranti e il 17,9% nelle costruzioni. Si tratta di settori importanti per l’economia italiana, nei quali le imprese ricorrono frequentemente alla manodopera straniera per rispondere alle esigenze produttive e alla domanda di personale.

Il ruolo dei cittadini stranieri emerge anche dai dati sulle assunzioni programmate dalle imprese. Per il 2025 erano previste oltre 1,3 milioni di assunzioni di lavoratori stranieri, un valore record che rappresenta il 23% delle entrate programmate complessive. In circa la metà dei casi, tuttavia, le imprese hanno segnalato difficoltà nel reperire i profili richiesti. Il dato evidenzia un possibile disallineamento tra domanda e offerta di lavoro: le aziende cercano personale, ma non sempre riescono a trovare candidati con le competenze, la preparazione o la disponibilità necessarie.

Accanto alle opportunità occupazionali, rimane importante il tema della qualità del lavoro. Contratti regolari, retribuzioni adeguate, sicurezza nei luoghi di lavoro e accesso alla previdenza sono elementi essenziali per garantire condizioni dignitose e favorire un’integrazione effettiva. Nei settori caratterizzati da maggiore precarietà, i lavoratori stranieri possono essere più esposti al rischio di irregolarità e sfruttamento. Per questo assumono particolare importanza i controlli, l’informazione sui diritti e i servizi di orientamento e assistenza.

La formazione professionale rappresenta un altro elemento decisivo. Migliorare la conoscenza della lingua italiana, acquisire competenze richieste dalle imprese e facilitare il riconoscimento dei titoli di studio può ampliare le possibilità di accesso a occupazioni più qualificate. Allo stesso tempo, favorire l’ingresso e la permanenza delle donne straniere nel mercato del lavoro richiede strumenti capaci di affrontare gli ostacoli che rendono più difficile conciliare attività lavorativa e responsabilità familiari.

I dati del Ministero del Lavoro restituiscono quindi un quadro articolato: i cittadini stranieri costituiscono una componente rilevante dell’occupazione italiana e contribuiscono alla crescita del mercato del lavoro, ma permangono differenze nei livelli di disoccupazione e nelle opportunità professionali. La sfida per i prossimi anni sarà trasformare la domanda di manodopera in percorsi lavorativi regolari, stabili e coerenti con le competenze delle persone, rafforzando al tempo stesso formazione, tutela dei diritti e inclusione.

Fonti

  • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, XVI Rapporto “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia”, pubblicato il 14 luglio 2026.
  • INPS, INAIL, ISTAT e Unioncamere, contributi statistici inclusi nel rapporto.
  • OCSE e Banca Mondiale, approfondimenti su divari salariali, imprese e percorsi di formazione e inserimento lavorativo.

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